IL MOTIVO DI QUESTO SITO

Sono consapevole che lo studio delle discipline di combattimento sia un impegno disdicevole e, nell'ambito della società civile di oggi, non proficuo. Ho dedicato la vita, spesso mio malgrado, alle arti marziali , ed ho avuto la fortuna di incontrare validi Maestri, che hanno saputo darmi una visione corretta della materia. A loro ed, in particolare, al mio attuale docente, Xu Zaixing, va tutta la mia riconoscenza.

[foto: il M° Rubino con il M° Xu Zaixing]

Ho vissuto in sospeso tra due popoli, quello italiano e quello cinese, attingendo a due diverse culture, e a due diverse mentalità. L'Italia mi ha, spesso, deluso. La Cina mi ha sempre accolto. Nel 1997, la mia seconda maestra di kung Fu, la signora Siow, di Hong Kong, mi ha "adottato", dandomi un nome cinese: Ru Jian Long, "Come un Drago e una Spada". È un nome che per il suono e per l'omofonia con la frase "ho visto un drago lungo la strada" esprime l'augurio d'una buona fortuna.

[foto: il M° Rubino con la Maestra Siow durante la ceremonia del Tè]

Ho una moglie cinese, bella, generosa e decisa che, mi ha confessato una volta, non mi mai considerato un "la wei", uno straniero. L'ho sposata secondo le usanze del suo Paese, dopo che la burocrazia italiana ci aveva, per l'ennesima volta, costretti a rimandare il matrimonio.

[foto: il M° Rubino con la moglie]

 

In Cina mi sono sempre trovato a mio agio, che fossi a Beijing, in un hotel a cinque stelle, o in un rustico villaggio di montagna. Non ne ho mai compreso la ragione, ma con i cinesi vado naturalmente d'accordo. La diffidenza che, in genere, nutrono per gli stranieri e che, spesso, viene cordialmente ricambiata, sembra totalmente assente dai nostri rapporti.

[foto: il M° Rubino con il M° Lau Chung ad Hong Kong]

Oltre alle arti marziali, pratico e insegno il massaggio Tui Na, che ho appreso presso l'Istituto Orientale di Medicina Energetica (I.O.M.E.).

[foto: il M° Rubino durante una dimostrazione di TuiNa al Capodanno Cinese a Milano]

Le attività che svolgo mi hanno permesso di divulgare la cultura d'un altro Paese ai miei connazionali, ma non solo. In collaborazione con I.O.M.E. e con la Regione Lombardia, ho tenuto un corso di Tui Na per cinesi. Una delle soddisfazioni maggiori è stata l'osservazione fatta da uno dei partecipanti a mia moglie: conoscevo la cultura del suo Paese meglio di lui.

Il mio destino è stato quello di gettare un ponte tra due mondi. Lo scopo di questo sito è quello di contribuire alla costruzione dell'opera. La trattazione di argomenti marziali è un'occasione per far luce su culture lontane, nel tempo e nello spazio. Non ho fatto la minima concessione a fantasiose, per quanto suggestive, deduzione, com'è, purtroppo, comune quando si parla di Oriente.

Nel corso di sanguinosi conflitti, i cinesi svilupparono un'arte marziale raffinata e letale. Ma nessuno dei più grandi Maestri se ne compiacque. Più d'ogni altro, furono consapevoli che il ricorso alla violenza non era un comportamento da gentiluomini, e che ricorrervi portava solo disgrazia e sofferenza. L'arte del combattimento rappresentava, già nel passato, l'estremo rimedio alla pericolosità degli arroganti. Si riteneva che alcune persone, favorite dalla loro buona sorte, presumessero la propria onnipotenza. Invece di realizzare la Via del Cielo, che implicava la condivisione di gioia e prosperità, costoro apportavano dolore la prossimo, pur di realizzare i loro egoistici scopi. Oltre un certo limite di tolleranza, era lecito fermarli. E, qualora si fossero dimostrati pericolosi, bisognava ricorrere a mezzi estremi. Tra questi c'erano le arti marziali ripugnanti, come tutte le attività violente, ma necessarie.
Il praticante aveva il dovere di essere abile, perché il soccombere contro un avversario malvagio sarebbe equivalso a tradire il proprio compito.
Ma non era tutto. Se combattere implicava le più estreme conseguenze, chi lo faceva doveva saper valutare correttamente le circostanze, onde cercare, se possibile, soluzioni diplomatiche. La pratica delle arti marziali non poteva, così, essere disgiunta dall'acquisizione di altre doti: acume psicologico, senso della giustizia e capacità di dialogo. Il termine "Wu" di "Wu Shu" (Arte marziale" sintetizza questo concetto: "porre un limite ad altre persone ricorrendo alle armi."

Il mio augurio è che le mie informazioni vi portino gioia e prosperità.

Ru Jia Long (Michele Rubino)

Il "WU" di "WuShu"

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